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L'iride come le impronte digitali. Il nuovo sistema di identificazione dell’FBI

All’FBI quando si parla di sensori biometrici non è detto che si intenda quelli per lo sblocco degli smartphone. Recentemente è più probabile che ci si riferisca al Next Generation Identification (NGI) Iris Service, che permette all’FBI di usare l’immagine dell’iride come dato di riconoscimento e catalogazione degli arrestati e dei detenuti.
 
Il nuovo sistema è entrato in servizio a fine settembre ma arriva da un lunghissimo lavoro di sviluppo sul progetto pilota iniziato nel 2013 che ha compreso anche il rispetto di politiche sulla privacy. Attraverso l’NGI Iris ora l’FBI e le agenzie che collaborano con essa possono acquisire, catalogare e confrontare rapidamente le immagini dell'iride con un alto tasso di accuratezza.
 
L'iride, non solo il colore degli occhi
L’iride è la parte dell’occhio umano che, al pari del diaframma di una macchina fotografica, permette di dilatare o restringere il suo foro centrale, ovvero la pupilla. Ovviamente, l’iride è anche pigmentata e dà vita al colore degli occhi, e la sua parte anteriore, l’endotelio, presenta numerose depressioni chiamate cripte.
 
L’unione delle caratteristiche di colore, delle creste e delle depressioni dell’iride fa in modo che questa specifica parte dell’occhio possa fungere da elemento distintivo di un individuo, quasi come le sue impronte digitali.
 
Una fotocamera all'infrarosso per custodire le iridi
L’iride destra e sinistra del soggetto vengono acquisite in un ambiente controllato con una fotocamera dotata di un sensore sensibile allo spettro elettromagnetico del vicino infrarosso. Da quel momento, le iridi sono collegate alle dieci impronte digitali del soggetto e all’impronta dei palmi.
 
L’uso dell’iride come identificazione è uno strumento biometrico secondario, o supplementare, che va quindi ad aggiungersi ai sistemi tradizionali come appunto le impronte delle dita o dei palmi.
 
L’archivio dell’FBI contiene più di 70 milioni di impronte digitali di criminali e più di 30 milioni di impronte acquisite attraverso controlli di background, magari nel corso delle indagini. A oggi, le iridi acquisite sono solo 1,38 milioni, e la crescita delle dimensioni del database potrebbe snellire e semplificare anche i compiti di identificazione quotidiani.
 
In futuro, agenti muniti di dispositivo per il controllo dell'iride
Una volta che il database sarà cresciuto fino a fornire anche una dimensione dei campioni utilizzabile, è “possibile immaginare un agente di polizia in un'attività di controllo del traffico che utilizza la capacità della telecamera mobile per l'identificazione dell'iride" ha detto Scott Rago, responsabile dei Servizi Biometrici della Criminal Justice Information Services Division.
 
"Se qualcuno fa il difficile” ha aggiunto Rago, “l’agente non ha nemmeno bisogno di avere un contatto fisico con la persona. Il processo di lettura dell’iride dura un secondo o due e si ha una risposta sull’identità in un minuto.”
 
In attesa che il database cresca per poter essere utilizzate anche in scenari come quello dell’agente del traffico, al momento l’NGI Iris Service viene utilizzato anche per la convalida dell'identificazione presso alcune strutture carcerarie.
 
Di solito, i detenuti hanno un'immagine dell'iride scandita all'arrivo. Poi, quando vengono spostati o rilasciati, il personale scandisce di nuovo gli occhi del detenuto per assicurarsi che stia spostando o rilasciando la persona corretta. In futuro, questa tecnologia potrà essere utilizzata anche per lo spostamento degli arrestati, nei procedimenti giudiziari e anche per la libertà vigilata.

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