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Motorini elettrici nelle bici, il nuovo trucco del ciclismo

Sei anni di squalifica: è quanto è stato comminato dall'UCI a Femke Van den Driessche, 19enne belga che è stata trovata con un motorino elettrico nella bicidurante una gara del mondiale di ciclocross. Un caso di cui si è iniziato a parlare spesso negli ultimi mesi, con altri presunti e mai comprovati, di cui colpisce l'aspetto tecnologico.

"La bici è stata scansionata usando la tecnologia di risonanza magnetica sviluppata dall'Uci durante l'anno. Questa ha rilevato la presenza del motore nell'area dei box. Il motore era un Vivax nascosto con la batteria posta nel reggisella. Era controllato da un pulsante con Bluetooth installato sotto il nastro del manubrio", si legge in una nota dell'Unione Ciclistica Internazionale.

Una recente indagine dell'emittente France Télévisions ha messo in luce che il problema potrebbe essere ben più ampio ed esteso, ma di che si tratta? Abbiamo a che fare con un motorino elettrico nascosto capace di restituire una potenza da 40 fino a 250 watt, a seconda del modello. Alcuni sono "modulabili", altri no.

Questi motorini possono essere anche piccolissimi, i più avanzati arrivano a 5 centimetri, e offrono trazione anteriore o posteriore per permettere all'atleta di consumare meno energie e affrontare i tratti ostici con un vantaggio non indifferente rispetto a chi ne è sprovvisto. Si attivano tramite un tasto Bluetooth o tramite un cardiofrequenzimetro, ossia a una certa soglia di battito cardiaco.

Visivamente è molto difficile individuarli, se non impossibile. Allora come si è arrivati a scoprirne l'esistenza? Con la strumentazione dell'UCI, ma anche letelecamere termiche (come le FLIR) che hanno mostrato piccole variazioni di temperatura in punti della bici che, teoricamente, non dovrebbero essere più caldi di altri. Alcune rilevazioni poi hanno evidenziato come le macchie di calore appaiano in salita - con il motorino azionato - e scompaiano in discesa.

Alcuni motorini sono fissati a incastro nel piantone, tramite il sottosella, altri sono a induzione magnetica e alimentati con batterie al litio poste nel carro del telaio. Salvo il caso di Femke Van den Driessche per ora nessun altro ciclista è stato colto con il motorino nella bicicletta. Forse perché, a detta di esperti, l'UCI usa rilevatori di campo magnetico (i teslametri) che sono meno efficaci.

La competizione in questo bellissimo sport, già falcidiato dal doping, potrebbe quindi subire l'ennesimo contraccolpo. E secondo il Corriere della Sera, all'orizzonte si staglia già una nuova tecnologia truffaldina: la ruota a induzione magnetica. "È una carcassa in carbonio con inserite all’interno placche magnetiche al neodimio. Grazie a un ponte generato da un magnete a spire nascosto sotto la sella, permette di guadagnare almeno 60 watt. La ruota non è rintracciabile ai controlli se non si usa un rilevatore di campo potentissimo. Costa oltre 50 mila euro ed è nella disponibilità di pochissimi atleti", spiega il quotidiano.

Video --> https://youtu.be/SkHcR-nF0hs

L'esistenza dei motorini per assistere alla pedalata però non è tuttavia illegale. Andando sul sito di Vivax si scopre quanto questo sistema sia facilmente occultabile anche a occhi esperti. L'azienda, per esempio, popone l'Invisible Performance Package, la cui descrizione è tutto un programma.

"La batteria con durata di 60 minuti, che prima era allocata nel borsellino sotto la sella, è ora disponibile come borraccia-batteria. In questo modo rimane assolutamente nascosta senza modificare minimamente la linea estetica della bicicletta. Inoltre, il pulsante di accensione del motore che una volta era collegato per mezzo di cavi, adesso funziona in modalità wireless; esso è posizionato nel manubrio della bici".

I prezzi? Vivax Assist costa 2699 euro con la batteria da 6 Ah inclusa (prezzo a cui bisogna aggiungere l'eventuale montaggio di 160 euro) e se si vuole acquistare l'Invisible Performance Package bisogna sborsarne altri 500 euro. Una spesa che tutto sommato per un atleta in cerca di successo è poca, pochissima cosa. Il prezzo che si paga però è quello con la propria coscienza, a patto che chi bara ne abbia.

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